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L’ORA DI RICEVIMENTO - Apeiron Teatro
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L’ORA DI RICEVIMENTO

L’ORA DI RICEVIMENTO

E immancabilmente per qualcuno l’etichetta era sbagliata

Lunedì 16 gennaio 2017, assieme ad alcuni amici di Apeiron Teatro  e di STM Scuola Teatro Mantova, sono andata a vedere “L’ora di Ricevimento” di Stefano Massini al Teatro Sociale di Mantova, messa in scena dalla Compagnia dei Giovani del Teatro Stabile dell’Umbria con Fabrizio Bentivoglio, nei panni del protagonista del dramma, e diretto da  Michele Placido.

Recensione teatrale a cura di Francesca Colombara

 

Con assoluto cinismo, dalle punte ironiche e disilluse ma estremamente veritiere, Ardeche, insegnante di materie letterarie, appassionato di Rabelais e di Voltaire, racconta le vicenda della sua classe, un crogiolo di culture, razze e problemi, attraverso la settimanale ora di ricevimento. È attraverso questo incalzare di brevi incontri-scontri tra insegnante e genitori che prende vita, sulla scena, l’intero anno scolastico nella periferia di Les Izards, ai margini dell’area metropolitana di Tolosa: un luogo in cui la scuola è una giungla selvaggia.

Lo spettatore si ritrova catapultato in uno scenario a lui famigliare e attualissimo: la multi-etnicità, il diverso, le difficoltà di convivenza e il pregiudizio tra insegnante e genitori, tra i genitori stessi e soprattutto tra insegnante e alunni, i quali vengono ribattezzati con ironici soprannomi dal loro stesso docente, sono tutti temi ben trattati e sviscerati, con quella sottile ironia, che passa dai toni drammatici a quelli divertenti repentinamente, e che tanto fa ridere quanto lascia l’amaro in bocca per la sua schiettezza e verità.

 

La grandezza e la bellezza di questo spettacolo, ciò che strega e mantiene l’attenzione dello spettatore costante è data da piccoli dettagli che fanno la differenza: sopra tutti, la bravura degli attori, che hanno saputo caratterizzare i singoli personaggi del dramma e a renderli vividi, vibranti e fondamentali (ricordate sempre che non esistono grandi parti ma grandi attori). Uno ritmo incalzante, con i dialoghi che si susseguono uno dietro l’altro, come se gli attori avessero la stessa respirazioni, non rendendo mai lo spettacolo monòtono e monotòno. Un agire dei personaggi che va ad enfatizzare il significato della parola, per cui ogni gesto, ogni movimento, ogni spostamento nella scena è chiaro, preciso, non lasciato al caso. Una  scena scarna, composta solo da alcuni banchi, da qualche sedia e da un finestrone; arredi essenziali e funzionali per far comprendere dove è ambientata la pièce.

La resa finale è puro godimento per gli occhi!

 

Per ora è tutto. Alla prossima recensione.

 

xoxo

Francesca

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