All for Joomla All for Webmasters
Macbeth - Apeiron Teatro
14958
portfolio_page-template-default,single,single-portfolio_page,postid-14958,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-10.0,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

Macbeth

Fair is Foul and Foul is Fair

MACBETH

Fair is Foul and Foul is Fair

di William Shakspeare

anno 2015


“Spegniti, spegniti, breve candela! La vita non è che un'ombra vagante. È un racconto fatto da un idiota, pieno di grida e furia, che non significa nulla”

 

 

Macbeth, un uomo, una profezia: il suo destino risuona nel destino di altri uomini, come una coreografia che trasmuta le vite in un succedersi di azioni necessarie quanto temute.

Dalla morte, la persecuzione. Per sé, per i propri cari, per gli amici.

E negli amici calano l’odio, il sospetto, il rancore, la vendetta. L’inizio di ogni cosa sarà fine di tutto.


Cast:
Matteo Davolio, Davide Sereni, Emanuele Sbarbaro, Alessia Gozzi, Valeria Zilioli, Fabio Digiacomo, Dario Righi, Francesca Colombara,Anna Chiara Pellai, Stefano Romano, Giulia Incerti, Giulio Digiacomo, Adil Farah, Daniele Rossi.

Regia: Alessio Caramaschi, Stefano Todeschi

Colonna Sonora e Coordinamento Musicale: Corrado Malavasi

Traduzione e Riduzione Testo: Stefano Todeschi

Costumi: Lucia Compri su bozzetti di Francesca Colombara

Maschere: Mattia Luigi Copia

Fotografie: Max Laurenzi


 

 


Nota di Corrado Malavasi:

Con Macbeth ci si immerge in una violenza primordiale: i fantasmi evocati dal profondo determinano il proprio destino. L’atmosfera di notte insanguinata non provoca tanto emozioni, quanto la lucida consapevolezza che l’esistenza è “una favola raccontata da un idiota, piena di rumore e furore, che non significa nulla”. In questa tragedia dei grandi sentimenti, i vincitori sono solo coloro che sopravvivono, i mediocri; l’assurdità della vita umana è percepita senza schermi.

 

Il senso vivissimo dell’azione giocata sul palcoscenico coesiste con la consapevolezza del valore evocativo della parola, consegnando al teatro contemporaneo possibilità interpretative da sfruttare al massimo: l’originalità di Shakespeare non sta negli intrecci, ma nell’ampiezza di respiro con cui fa propri gli apporti più diversi. Specchio dell’Inghilterra barocchista, in Shakespeare si riflettono le inquietudini e le aspirazioni di tre secoli di cultura europea. La realtà viene assunta in tutta la sua ricchezza polivalente, senza schemi preordinati. Comico e tragico coesistono nello stesso testo, a volte nello stesso personaggio. Mentre nel teatro dei secoli precedenti si perseguiva una dimostrazione ben chiara, in Shakespeare spesso si rinuncia ad esplicitare il senso della vicenda, conscio che un mondo vasto e oscuro come quello contemporaneo (del sec. XVI) lo si poteva riflettere ma non circoscrivere. Solo la disponibilità al reale di questo atteggiamento stempera l’angoscia che può derivare.

 

Nell’ottica di questa sperimentazione, pur mantenendo un codice liricamente iconico ma scevro di immagini d’armi e non esente, tuttavia, di momenti di umorismo che stemperano la perenne tensione del dramma, Apeiron ha voluto accogliere in Macbeth elementi attuali di sintassi del linguaggio contemporaneo: l’uso del megafono, del tablet, il selfie, piuttosto che il duello finale svolto su un virtuale tavolo da bigliardo, sono il dato più immediatamente percepibile alla visione scenica. Più sottile, forse, la logica musicale; può Macbeth essere un’opera di Haendel? o di Wagner? Echi di Lascia ch’io pianga, al cospetto della propria coscienza di fronte all’assassinio del Re, o dell’Oro del Reno per una prima effimera – poi duratura – incoronazione, risolvono nella brusca interruzione di un vecchio giradischi e in un annuncio dato dell’effettiva avvenuta trasmissione radiofonica dell’opera. Parafrasando William, quello che avete visto era quello che non potevate vedere.

“Il mio pensiero, il cui assassinio ancora non è che immaginario, scuote a tal punto la mia compagine d’uomo, che l’attività della mente resta ingorgata in quella supposizione, e per me non esiste altro che ciò che non esiste”.

 

Foto di Massimo Laurenzi  / visita il suo profilo flickr


Foto by Max Laurenzi

Date
Category
Spettacoli