All for Joomla All for Webmasters
P.A.D.R.E. - Apeiron Teatro
15004
portfolio_page-template-default,single,single-portfolio_page,postid-15004,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-child-theme-ver-1.0.0,qode-theme-ver-10.0,wpb-js-composer js-comp-ver-4.12,vc_responsive

P.A.D.R.E.

Per Amore Del Ragazzo Errante

P.A.D.R.E. / Per Amore Del Ragazzo Errante

Premessa allo spettacolo

La parabola tratta dal Vangelo di Luca conosciuta col nome di parabola del “figlio prodigo” o meglio del “padre misericordioso” è uno dei testi più commentati di tutta la teologia universale.

L’idea di allestire questo testo mi è stata fornita da Mons. Giovanni Volta che, dividendo la parabola in quadri, mi ha indicato un possibile percorso di allestimento del testo. Dai cinque quadri sono stati ricavati dieci incontri, di tre ore ciascuno, nei quali 14 giovani, dai 16 ai 25 anni, hanno sviluppato le diverse problematiche relative alla parabola inventando una drammaturgia parallela, che parla di storie tratte della propria esperienza di vita diretta o indiretta.

La Parola si è così intrecciata con le “nostre parole” a formare il grande racconto sottotitolato “Per Amore Del Ragazzo Errante”, acronimo di P.A.D.R.E.

La qualità di “figlio”,infatti, si assume solo in relazione ad un padre: da qui la ragione della scelta di questo titolo che vuol sottolineare l’indissolubilità di un vincolo anche quando esso è negato dal figlio.

Lo spettacolo ha voluto sviluppare, in modo particolare i ruoli dei figli, proprio in relazione alla scelta di intrecciare il testo evangelico con quanto evocato dall’esperienza dei attori. Questo particolare taglio, dato alla narrazione, ha sollecitato i ragazzi a giocare aspetti di sè, talvolta, ancora molto sensibili e vibranti. Il gruppo, il lab-oratorio, ha funzionato come un contenitore affidabile per la loro creatività, una opportunità di elaborazione della loro esperienza.

Lo spettacolo

Il nostro spettacolo narra delle vicende di due figli, in primis (il prodigo) quello minore che se ne va da casa chiedendo al padre “la parte di patrimonio che gli spetta” per andare a vivere e a godere di questa “vita che mi chiama a berla tutta d’un fiato come un nettare dolcissimo… questa vita che è una sola” come dice il provocante testo di Alice Benini che apre lo spettacolo.

Le parole di Alice mettono in rilievo il nostro punto di vista, che, lungi dall’esprimere un giudizio sulla scelta del giovane, legittimamente alla ricerca della gioia credendo che il padre limiti la sua libertà, offre l’opportunità di osservare quanto avviene lasciando aperta l’interpretazione. Il figlio, infatti, potrebbe aver operato la scelta per molte ragioni che la parabola non approfondisce!

Il viaggio del ragazzo in cerca della sua autorealizzazione, mosso dal desiderio di sperimentare il mondo, è da noi descritto con un salto temporale rispetto a quello della parabola, come una vera e propria immersione nel mondo dello “sballo”, così ricercato oggi dai ragazzi come unica modalità di divertimento, passando per gli eccessi fino ad arrivare alla mercificazione del proprio corpo, degradato a mero oggetto di consumo.

L’esperienza del “figliol prodigo” terminerà inevitabilmente con la fine del denaro, unico vincolo che lo lega alle persone delle quali si è circondato, questi nuovi “amici interessati”. Sarà solo la fame, intesa come carenza di tutto ciò che nutre corpo e anima, come assenza di senso, a muovere il cuore del ragazzo a desiderare il ritorno verso la casa paterna.

Il comportamento del padre, nel testo evangelico, rappresenta quello di Dio che rispetta, in modo assoluto, la libertà di scelta del figlio sopportando l’infinito dolore dell’abbandono (il cuore spezzato), coltivando la speranza del suoi ritorno evidente nello slancio immediato di gioia e di accoglienza nel riabbracciare il figlio creduto perso e ora ritrovato. Dio è sempre presente nella nostra vita pronto ad accoglierci!

Ma dopo il ritorno del figlio prodigo, che aprirebbe un lieto fine, ecco di nuovo ripresentarsi il conflitto, quello tra i due fratelli e il padre. Il figlio maggiore, che forse solo per dovere e calcolo è rimasto nella casa paterna, non accetta la misericordia del padre verso il figlio ritrovato e si rifiuta di rientrare in casa.

Nel nostro spettacolo a turno i dodici attori vanno ad impersonare le varie figure del figlio minore e quello maggiore perché tutti loro, come noi del resto, siamo o siamo stati verso nostro padre prima, e verso Dio poi, protagonisti in uno di quei due ruoli: quello del figlio che fugge con la paura che il legame con Lui limiti la nostra vita e quello che pur rimanendogli accanto altro non vede in lui che un padrone da cui poter un giorno avere la propria parte.

La narrazione scenica viene doppiata introducendo un piano sopraelevato che per tutto lo spettacolo mostra i visi dei protagonisti, ritratti da Maurizio Cuccarolo, intenti a commentare con i propri volti le emozioni che passano nel cuore dei personaggi amplificando così la cassa emozionale che porterà lo spettatore a vivere ancora più intensamente il dramma che viene presentato.

 

Interpreti:

Alessia Gozzi, Anna Chiara Pellai, Annalaura Paraluppi, Daniele Rossi, Eleonora Galli, Francesca Colombara, Giulia Malagutti, Giuseppe Vitiello, Giusy Bollella, Ilaria Compagnoni, Stefano Romano, Andrea Baraldini.

Plot teatrale: Mons. Giovanni Volta Ideazione costumi e scene: Lucia Compri Realizzazione costumi: Lucia Compri, Rita Fascioli, Nosari Cristina Testi in playback: Alice Benini, Fotografia: Maurizio Cuccarolo Tecnico luci: Alessio Caramaschi, Tecnico audio: Massimo Laurenzi Tecnico video: Luca Galeotti

Regia: Alessio Caramaschi

 


Foto by Max Laurenzi

Category
Spettacoli